E poi c’è la Pallamano Mestrino: intervista ad Anna Galvan e Solidea Ferro

Quarto appuntamento con la rubrica “E poi c’è la Pallamano Mestrino”: questa volta scambiamo quattro chiacchiere con Anna Galvan (classe 2004) e Solidea Ferro (classe 2006), entrambe pivot rispettivamente dell’Under 17 e dell’Under 15.

                                 Anna Galvan

Domanda: Potremmo dire che il pivot è un “attore invisibile”, sempre pronto ad aiutare i compagni con un appoggio, un dai e vai, un blocco ma anche nel proporsi per facilitare un passaggio dell’ala in difficoltà. Insomma, un giocatore altruista: questo ruolo rispecchia anche un po’ il vostro carattere?
Anna: Non sempre riesco ad essere gentile con tutti, ma credo comunque di essere una persona altruista perché se c’è qualcuno in difficoltà faccio tutto il possibile per aiutarlo.
Solidea: Direi che posso definirmi una persona altruista. Mi piace poter dare una mano senza dare troppo nell’occhio.

D: Conoscete qualche giocatore/giocatrice a cui ispirarvi per la vostra crescita sportiva? Qualche pivot che vi è fonte di ispirazione?
A: Per la mia carriera da pallamanista mi ispiro a molti giocatori sia maschili che femminili, italiani e non, che ricoprono un po’ tutti i ruoli. Sono convinta che per migliorarsi, però, non è sufficiente osservare i grandi dello sport ma bisogna lavorare molto su se stessi cercando di capire quali sono i propri punti forti, su cui fare affidamento, e quali invece i punti deboli su cui lavorare di più, allenandosi con costanza e determinazione. Come pivot mi ispiro, nel maschile, ad Andrea Parisini, Marco La Mendola, Ludovic Fabregas ed Hendrik Pekeler; nel femminile a Carlotta Pugliese, che posso osservare da vicino in quanto gioca nella Serie A1 del Mestrino, e Cyrielle Lauretti Matos.
S: A livello nazionale non conosco molti giocatori ma ho la fortuna di avere degli esempi in casa, potendo osservare le giocatrici di A1 del Mestrino. Tra esse, ho avuto modo di giocare diverse volte insieme ad Angelica Casarotto, del 2001. Forse proprio per la sua giovane età, mi sento più in confidenza con lei e, a mio parere, è tecnicamente molto brava. Da lei ho potuto imparare tipologie di tiro che non conoscevo e ho cercato di metterle in pratica in partita.

D: Per poter stare nel vivo della difesa bisogna avere anche tanta grinta, ricordate qualche difesa particolarmente arcigna e che vi ha “lasciato il segno”?
A: Ci sono difese difficili da dimenticare come quella del Cellini, molto aggressiva e compatta, che ti lasciano segni evidenti. C’è Oriago che lotta con le unghie, letteralmente, e anche Casalgrande ha dei begli artigli con cui difendere il proprio onore. Ma in fondo questa è la difesa, un po’ le dai e un po’ le prendi!
S: Di difese toste ce ne sono state tante ma quella più dura è stata con il Cellini, perché tra le loro giocatrici ce n’è una particolarmente forte fisicamente. Facciamo fatica a tenerla e quando sono in campo è mio compito marcarla. Sono però soddisfatta della mia prestazione perché al di là di qualche botta sono passata indenne, tenendo testa ad una ragazza di ben tre anni più grande di me.

D: Tra voi due non c’è solo una collaborazione tra compagne di reparto, ma anche una buona amicizia. In quale aspetto del suo carattere ti rispecchi di più?
A: L’amicizia con Solidea non è nata subito, c’è voluto del tempo, ma con qualche consiglio e alcune coincidenze abbiamo legato tanto. Nel suo carattere mi rivedo nel suo essere sognatrice, nella

                                 Solidea Ferro

sua parte ironica e sincera, e nella sua schiettezza. Se deve dirti qualcosa te lo dice direttamente in faccia.
S: Un’amicizia come quella tra me e Anna non l’ho trovata in nessun’altra compagna di squadra. Sebbene mi trovi bene con tutte, con lei mi sento più in sintonia. In lei mi rispecchio nell’umorismo e nella tenacia.

D: Anna, abitando lontano devi sacrificare tempo allo studio per venire agli allenamenti. Sicuramente la pallamano per te è importante. Cosa ti appassiona di questo sport?
A: Della pallamano mi appassiona l’imprevedibilità, in pochi minuti puoi ribaltare i risultati e riuscire a vincere, ma anche viceversa. È un gioco di energia pura dove sai che, per vincere, devi combattere, dare il 100% e metterci anima, corpo e cuore per portare a casa i risultati ed è sicuramente importante lo spirito di squadra, il lottare insieme per un obiettivo comune.

D: Solidea, a metà del campionato sei stata costretta a fermarti per un piccolo problema di salute. Cosa ti è mancato di più?
S: Un aspetto della vita di squadra che mi è mancato molto è il poter far spogliatoio con le mie compagne. Una cosa è vivere insieme la partita, l’agitazione prima di iniziare, l’ansia di sbagliare, il gioire insieme per i gol segnati, condividere gioie e lacrime; tutt’altra cosa è vedere la partita dagli spalti.

D: Dovendoci salutare, quale sarebbe il grido di battaglia che useresti per incoraggiare le tue compagne?
A: “Se l’unione fa la forza, noi siamo pronte a prenderti a calci”. È una frase tratta da una canzone di Irama (“Non mollo mai!”)
S: “Forza tose! Grinta, grinta, grinta!”

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